Mazzanti automobili

ritratto- di imprenditore luca mazzanti automobili

Mazzanti automobili

Ci sono storie che nascono, crescono, prendono deviazioni, poi si rimettono sulla strada maestra, perché c’è un destino.
Un disegno.
Punti, puntini, tratteggi, linee che si incrociano, si staccano, poi si riprendono.
Quella di Luca Mazzanti e della Mazzanti Automobili è la storia di un bambino, che sognava di fare il pilota, su auto da lui costruite.
È la storia di un ragazzo, poi divenuto uomo, in perenne sfida con le difficoltà, che inseguire il sogno di una vita comporta.
È infine una storia dalle radici profonde, cresciuta grazie alla fortuna di vivere in Italia, e in Toscana.
Ma partiamo per gradi.

Il bambino che sognava di fare il pilota sulle sue auto

Il mio sogno, fin da quando ero alle elementari, era di diventare un calciatore.
Sognavo il pubblico che tifava la mia squadra, lo stadio che alzava i decibel intonando il mio nome. Sognavo un calcio di punizione sotto il sette, per far vincere la squadra e mandare in delirio i tifosi, la città in festa per una settimana intera.
Un mio amico sognava di fare l’astronauta.
Una mia amica con le trecce bionde la ballerina.

Tipici sogni italiani.
Piuttosto comuni.
I sogni di Luca non erano quelli.

Lui sognava di fare il pilota.
E fin qui sarebbe ancora un sogno comune.
Manuel Fangio, Ayrton Senna, Michael Schumacher, Giacomo Agostini, Valentino Rossi, Joy Dunlop: eroi che fra le quattro e le due ruote hanno alimentato sogni di molti bambini e uomini.

Ma neanche questo sogno era abbastanza.

Prima di immaginarsi i colori della bandiera a scacchi, chiudeva gli occhi e vedeva il colore della livrea del suo bolide.
Prima della linea del punto di corda, tracciava quella che definiva il profilo del cofano, che tagliava l’aria, quella che gli avrebbe consentito di guadagnare quei preziosi km/h, e vincere la gara.

Made in Italy è anche “la fortuna di vivere in Italia”

Il Made in Italy come sappiamo tutti, è ormai un brand.
Per il sottoscritto è qualcosa di più o meno liquido che ti porta ad affrontare e sviscerare concetti come estetica, cura artigianale, concept creativo di altissimo livello e così via.
La storia di Luca Mazzanti mi aiuta a dare un altro connotato fortissimo al termine Made in Italy.
Quello di aver vissuto con continuità l’Italia.
Il Made in Italy è un continuo processo di alimentazione di nuovi stimoli che ti entra dentro giorno dopo giorno; partendo dall’aria che respiri, passando per i colori che i tuoi occhi vedono, sin da bambino, per finire con l’armonia delle forme da cui siamo continuamente pervasi.
Dall’arte alla Natura.
Tutto è delicatezza ed equilibrio.

La Cupola del Brunelleschi non poteva essere realizzata da nessun’altra parte se non a Firenze.
Semplicemente perché è lo specchio fedele, rivisitato a livello architettonico, dell’armonia e della perfezione delle colline fiorentine.

Essere cresciuto in Italia sta al Made in Italy, come la maggiore età sta al conseguimento della patente.

Nel Made in Italy di Mazzanti Automobili c’è lo stile italiano dei marchi che hanno scritto la storia dell’automobilismo; ogni centimetro delle più famose macchine da corsa di Ferrari, Lamborghini, Zagato, Alfa Romeo, Cisitalia, scorre nelle linee della vita delle sue mani.
Sembra quasi di vederci i puntini metallizzati della vernice della carrozzeria.

Nel Made in Italy di Mazzanti Automobili c’è l’armonia della Toscana, con le sue colline.
Le colline dove Luca è di casa, sia per trovare ispirazione, prima della nascita di una nuova auto, sia per provare i suoi nuovi mezzi.
Non è un caso che la Evantra abbia un passo corto; adatto ai tornanti e alle curve delle colline pisane.

La vita è come quando ti portano un’auto tutta rotta

E tu devi ripararla sempre in tempi record

In una vita così dedicata a inseguire un sogno di unicità ed esclusività, Luca un vero e scontatissimo cliché lo ha quasi sempre avuto.
Quello della costruzione del racconto in senso tecnico.
Ogni favola, ogni racconto, ogni film ripercorre sempre lo schema della “contestualizzazione della storia”, poi la lotta fra il bene e il male oppure una difficoltà insormontabile da superare, e infine il lieto fine.

Pari pari la storia di Luca.
Un inizio di vita tranquillo, con le mani da sporcare nei motori e fra le parti meccaniche.
Correre con la prima moto da cross, nei campi del nonno.

Per poi arrivare alle prime difficoltà.
Quella di un babbo carrozziere che prima ti ha fatto annusare il dolce profumo della vernice per poi levartela, perché quello del carrozziere sembra non essere un lavoro nobile come quello dell’avvocato, del commercialista o del manager incravattato.
La dura presa di coscienza, che quel sogno che nutri sin da bambino è qualcosa in cui solo tu puoi credere davvero.

Nel corso degli anni, piano piano, il padre si apre al talento e alla determinazione del figlio, riconosce il suo saper fare, le sue capacità.
Un giorno però, decide di chiudere l’attività.
È lì che Luca tocca il fondo.

E’ quel momento del film in cui lo spettatore dice: “ è finita!”
Poi guarda l’orologio, vede che siamo ancora al primo tempo e comprende che un altro finale è possibile.

Luca guarda l’orologio della sua vita: a poco meno di trent’anni, un sogno di una vita non può interrompersi.
Cerca di trovare un appiglio, qualcosa in cui credere.
Lo trova, qualche mese dopo, in una Lancia Delta HF integrale, completamente distrutta.
Quella è la concretizzazione della sua vita in quel momento: ammasso di lamiere e vetri infranti.
Ma è anche il simbolo del suo sogno, che torna a pulsare.
“Adesso la rimettiamo a posto, gli diamo un nuovo corso e cambiamo le regole del gioco”.
Da lì in avanti parte la semina, s’inizia dalla prefazione, nascono i primi capitoli della storia dell’automobilismo italiano.

Mazzanti automobili si apre al mondo

Il debutto col modello Antas

Da qui è un crescendo.
E’ come il rombo di un motore dietro a una safety car che per troppo tempo ti ha fatto procedere a bassi regimi: prima o poi, finalmente, arriva il momento in cui la pista torna libera.
Una volta che la safety car si sarà defilata, il pilota col gas spalancato potrà far urlare il motore, senza più alcun freno.

Questo è il momento in cui magia, adrenalina, voglia di vincere si fondono; il momento in cui Luca Mazzanti vede la linea immaginaria all’interno della pista, quella che può portarti sotto la bandiera a scacchi.

storytelling marketing, mazzanti auto antasE’ il momento in cui viene creato il modello “one off” chiamato Antas che viene presenta al pubblico: il mondo si accorge che bisogna creare un nuovo spazio.
Accanto ai marchi blasonati e storici: Ferrari, Lamborghini, Zagato, Cisitalia, nel gota del design automobilistico italiano, è arrivato il momento di aggiungere un altro posto.
Partire con una “one off” equivale a comunicare senza mezzi termini tutto lo stile, il design, il concetto di velocità del brand Mazzanti automobili.

Entrare nella storia

questione di stile e numeri

Se il modello Antas possiede la forza di comunicare al mondo lo stile costruttivo e di interpretazione delle auto di Luca Mazzanti, il progetto Evantra porta con sé personalità, prestazioni da capogiro e la tecnica, che rendono unico il brand di Pontedera.

“La tecnica permette all’uomo di superare i propri limiti”.

Questo è lo slogan che Luca Mazzanti ripete a sé e agli altri come se fosse una mantra.
Un credo che ha certamente imparato all’università dei motori; quando nella carrozzeria Faralli ha acquisito la tecnica costruttiva delle macchine italiane che hanno fatto la storia; le ha sventrate, sviscerate, ha toccato ogni singolo millimetro con la sensibilità della sua mano.

Ha assorbito l’intera storia del Made in Italy dei motori, poi l’ha custodita fra le mani e infine l’ha rielaborata fra le colline pisane e il suo atelier.
Da qui è nata L’Evantra, nome etrusco che si rifà alla dea dell’immortalità.

blog made in italy, mazzanti auto produzioneEvantra è oggi il massimo in termini di qualità costruttiva che Mazzanti automobili può proporre sul mercato.
Al di là di tante parole, sono i numeri che parlano:

– 0,34 coefficiente di aerodinamicità
– 1200 nm la coppia che sprigiona il modello di punta, la Evantra 1000 cavalli
– 2,55 mt il passo corto (nato per sfruttarla al meglio proprio sulle colline toscane)
– 7 i secondi che la Evantra impiega per frenare da 300 Km/h a zero
– 3000 i pezzi che rientrano nella sua costruzione
– 90% di queste parti sono costruite e progettate da aziende italiane

Pista. Museo. Garage. Strade collinari.

Quando ti trovi davanti a una Hypercar come questa, è ovvio che pensi subito a una pista dove poter sprigionare tutti i cavalli che questa si porta in dote.
Pensi che la pista sia anche la location ideale, così lontana dai centri abitati, per assorbire il rombo assordante che emette, quando il pedale dell’acceleratore è completamente giù.

esempi storytelling automotive, evantraMa esiste anche il garage del collezionista dove questo gioiello sta in silenzio: un luogo protetto, in qualche parte del mondo, dove a parlare sono solo l’estetica, le linee, il made in Italy.
Dovunque sia, basterà chinarsi ad osservare quelle linee, per vedere il sole toscano scendere giù all’ora del tramonto; basterà seguire il profilo del cofano e del tetto, per ritrovare la silhouette perfetta delle colline più famose al mondo.

auto made in italy, evantra nelle colline toscanePoi ci sono le strade tortuose e strette, i dolci pendii dove la Evantra è nata: concepita nella pancia e nei sogni di Luca.
In quei luoghi, in questa parte di mondo e di Toscana, se senti un rombo riecheggiare nel silenzio, con molta probabilità te la troverai davanti.
Capirai che è un cerchio di infinita bellezza, poesia, arte e amore, che si sta chiudendo per poi riaprirsi, per rigenerarsi altre innumerevoli volte.
Poi c’è un altro luogo, il museo: quello che molto probabilmente, più di tutti, alimenta i sogni di Luca Mazzanti.
Magari il Moma di New York, accanto alla Cisitalia 202, l’unica auto al mondo ad essere stata considerata un vero e proprio oggetto d’arte.
Sotto le mani di Luca Mazzanti, di Cisitalia 202, ne sono passate ben quattro: un segno del destino?
È l’arte, più di ogni altra disciplina, che rende immortali una manualità, un concetto, uno stile.

A questo Luca dovrà aver pensato quando ha dato il nome etrusco Evantra alla sua auto di punta.
Dovrà aver pensato al sogno di unire un concentrato di altissima tecnologia, in grado di produrre prestazioni da capogiro, a una linea estetica che solo un italiano, appassionato di arte, di natura, di equilibrio armonico poteva concepire.